venerdì 18 dicembre 2009

To Be Continued... (5 di 5)

"Wunderkind, die Silbermuenze", uscirà in Germania (Austria e Svizzera) in contemporanea con l'uscita italiana del W2, a marzo, quindi. La copertina - a meno di cambiamenti all'ultimo - è praticamente identica a quella italiana (appena me ne manderanno una in un formato decente la posterò) con una bella W fiammeggiante al centro.

I Tetezconi hanno lavorato benissimo, sia in fase di traduzione (a scanso di equivoci: non l'ho curata io - non ne avrei le competenze! - ma due fantastiche professioniste) che, in questo momento, mentre preparano il lancio. Lo fanno, soprattutto, con grande entusiasmo. La Baumhaus Verlag crede molto nel W tanto da proporlo come titolo di punta per la prossima primavera. In pratica stanno cercando di fare il benedetto "salto" di cui parlò Fabrizio qualche tempo fa in un suo post e hanno scelto di scommettere su Jena Metzgeray.

Qui, il Wunderkind in anteprima su Amazon.de.

E' una soddisfazione? Sì. E' una grande soddisfazione. Di più. E' enorme. Le offerte da parte dei teutonici editori sono arrivate subito, a poche settimane dall'uscita italiana. In pratica, mentre (ricordate?) qui si era aperta la caccia al G.L., già avevo firmato il contratto. E me la ridevo. Ho dovuto tenermelo per me, scusatemi (e c'è ancora taaaaaaaanto da raccontarvi), ma immagino possiate capire. Non è solo questione di scaramanzia.

Sapete la cosa più bella di essere tradotti all'estero? Vediamo se riesco a farvelo capire...

Magia nera.

Scrivere. Che significa? Siete lì, seduti al vostro computer. Il groove, meraviglioso, delle dita sui tasti. Tap, tap, ratatap. E' il suono più bello che possiate immaginare. Il suono del Fiat Lux. Big Bang in formato casalingo. Energia pura. Parole che nascono dal nulla e diventano immagini. Idee. Idee diventano personaggi. Vite, quando il groove è quello giusto e la giornata è buona. Questo è scrivere.

Magia nera.

Pubblicare. Che significa? Significa che quello che state incidendo su Word, quello su cui state sputando sangue, le vostre ossessioni, i vostri sforzi, il vostro diventare nulla e allo stesso tempo tutto, alla fine, verrà letto. Verrà letto da un sacco di persone che non conoscete e non conoscerete mai. A qualcuno farà schifo, a qualcuno piacerà. Qualcuno vi cercherà e vi scriverà mail bellissime. Alcune di queste mail saranno così belle da lasciarvi frastornati. Altre volte commossi. Avrete pudore a raccontarle perchè non è così che si fa. Non lo farete mai. Sono cazzi vostri e di chi vi ha scritto. Punto. Se ne vadano affanculo i Venditori. Altre volte - è ovvio, no? - saranno insulti, richieste di favori, leccate di culo, veri e propri deliri. Minacce. Questo è pubblicare.

Magia nera.

E adesso immaginate. Immaginate di scrivere immaginate e immaginate di poterlo leggere stellt ihr vor.

Avete sentito il brivido?

Okay, G.L., ma il Joker? Che c'entra il Joker? Eh? Non è che farai così anche con il W3? Ciurli il manico per 800 pagine e poi ci lasci a becco asciutto?

Tranquilli, ci arrivo. In Germania vanno forte gli audiobook. Presente? Quello del W dura circa 300 minuti. Ecco, se vi chiedete come suonerà la "voce" tedesca del Wunderkind, se vi chiedete chi sarà ad interpretare "vocalmente" il primo volume della Trilogia, non dovete fare altro che cliccare qui.

giovedì 17 dicembre 2009

To Be Continued (4 di 5)

...Questo. Dovrebbe suonarvi famigliare.

Es gibt Viertel, die auf keinem Stadtplan zu finden sind...

...Strassen, die nur in den Augen ihrer Bewohner existieren. Strassen, in denen sich ein Geheimnis verbirgt.

Paris. Eine glaenzenden Silbermuenze stellt das Leben von Caius Strauss voellig auf den Kopf. Ein furchterregender Mann hat sie ihm geschenkt und Caius wird di Muenze nicht mehr los. Egal wo er sie hinwirft, sie kehrt zu him zurueck. Die Muenze ist das Zeichen des Boesen. Sie ist Caius's Schicksal - und zugleich der Schluessel zum mysterioesen Viertel Dent de Nuit. Im Herzen dieses albtraumhaft-apokalyptischen Paris macht Caius eine schreckliche Entdeckung: denn er ist das Wunderkind, der unge, fuer den die Bewohner der verborgenen Stadt sterben und fuer das der Mann mit dem Mondgesicht toeten wuerde.

Ein Roman, so kraftvoll und gewaltig wie die Buecher von Neil Gaiman und so fesselnd und nervenzerfetzend vie di aufwuhlenden Storys von Clive Barker.


D'Andrea G.L. wurde 1979 in Bozen, nahe der osterreichisch-italienischen Grenzen, geboren, wo er Heute noch lebt und arbeit. Er mag Heavy Metal und Francis Bacon und findet, Schreiben ist der perfekte Weg, diese beiden Leidenschaften miteinander zu verbinden. Er sammelt zuden chirurgische Instrumente aud dem spaeter 19. Jahrhundert.
"Wunderkind" ist sein erster Roman.

(ma non l'ultimo, lasciatemelo dire) (capito dove si va a parare?) (e il Joker?)

domenica 13 dicembre 2009

To be continued (3 di 5)

C'entra, c'entra. Ma andiamo per gradi.

L'ultimo album dei Rammstein è un ottimo album. Due canzoni in particolare mi fanno sbarellare (come dite voi giovani). L'iniziale "Rammlied" e "Pussy", catchy al punto giusto.

Ora.

Immaginate. Magia Nera. Avete il vostro iPod sparato nelle orecchie, siete nel mezzo della bolgia del Mercatino Di Natale, è il vostro ultimo giorno disponibile al dio Shopping. Avete rimandato e rimandato. Alla fine l'Armageddon. DEVI. Non è un "Sollen", è un "Mussen". La lista dei regali da fare (ODIO il Natale, il mio rito natalizio è quello di svegliarmi e mettere a palla "Slay The Nazarene" dei Marduk, anche se - a pensarci bene - sarebbe più indicata per Pasqua) è lì che ti fissa. E anche il Wunderkind 3 è lì che reclama la tua presenza. Aber, du musst! Schnell! Così, a malincuore, saluti Caius e compagnia azzannante, infili la giacca e via. Le commesse (e ci credo) sono fuori di testa. Tutti quelli che incontri hanno lo sguardo stralunato e le occhiaie scure. Per un attimo pensi di essere finito nel Dent de Nuit. Bolzano, sotto Natale (grazie Dei Del Santo Mercatino Pela-Turisti), RADDOPPIA di popolazione. Praticamente devi pogare anche solo per respirare. E poi c'è sempre il rischio di incontrare qualcuno che conosci. "Ehi, grand'uomo come te la passi?" "Ehi, scrittore ho un manoscritto che..." "Ehi, buon Natale! Come? No, Ahi, il bracc..." Cose così. Per fortuna c'è l'iPod. Un po' di sano autismo di inizio Millennio. "Eh sì, da quando ha pubblicato..." "Se la tira da morire..." "Non saluta nemmeno" "E poi, dai è un libro di merda"

"Guarda che ti ho sentito, stronzo!"

Insomma, shopping natalizio. Dopo due ore sei distrutto. Dopo due ore qualsiasi cosa possa darti un po' di ossigeno, la prendi. Ringraziando. La tracklist arriva a "Pussy". Così sorridi e ti metti a canticchiare. Capita, no? E' una canzone orecchiabile, divertente. Ecco. Se fosse accaduto a Bologna, Roma, Torino, Venezia, Messina, non sarebbe successo nulla. Un tizio con la faccia da serial killer che canticchia. Uno come tanti. Adoro essere uno come tanti. E allora?

E allora, cari i miei saccenti, provate ad andare nella vostra italica città a canticchiarre questa roba qui:

Bella signorina, ne vuoi ancora?
Guerra lampo col fucile di carne
Prendilo in testa, graziosa sposa,
metti il wurstel alla piastra nei tuoi crauti!

Insomma: ve lo siete fatto un po' di orecchio con il tedesco? Bravi, e adesso provate a tradurre...

To be continued... (2 di 5)

E' uscito, poco tempo fa, il nuovo album del Rammstein. Ora, io i Rammstein li scoprii al tempo del loro primo album, quell'"Herzeleid" che si perde nella notte dei tempi. Fu amore a prima vista. A primo ascolto. Che fanno di bello i Rammstein? Un sacco di cose. Metallo, fondamentalmente. Ma Metallo nell'accezione più tamarra del termine.

Tunz Tunz Crunch Crunch.

Quella roba là.

Dal vivo, poi, sono delle macchine da guerra. Anche qui... La potenza sprigionata dai Quattro Dell'Apocalisse (gli Slayer) o dai cugini scemi di Sauron (i magnifici Marduk) è un'altra cosa. Non bisogna confondersi sennò poi finisce col credere che Martin sia uno scrittore e Borges un pirla. Compri "Wormwood" (l'ultimo grandioso lavoro dei Marduk) per spaccarti le ossa. Compri l'ultimo dei Rammstein perchè ti vuoi divertire. E ti diverti, un sacco. Pensate allo loro hit. "Amerika" oppure "Benzin", "Reise Reise" e via così fino all'ultimo "Pussy".

La cosa buffa è che i Rammstein cantano in tedesco ed hanno successo. Il tedesco non è una lingua facile, tutt'altro. E' piena di consonanti e parole che sembrano infinite. Provate e dire dieci volte velocemente "schicklicheit" e sappiatemi dire. Eppure, allo stesso tempo, è anche una lingua stranamente morbida. Non fate quella faccia, il tedesco non è solo quella roba che sbraitano omosessuali repressi in divisa nei film sulla Seconda Guerra Mondiale (punti di vista: potrebbe anche essere la Prima Guerra Atomica). Il tedesco sa essere una lingua dolce, con le erre arrotate che fanno sembrare le faciulle teutoniche tante gattine in cerca di affetto. (Poi ti prendono a frustate, ma c'è a chi piace.) Questo spiega, ad esempio, come mai dalle mie parti si usi l'italiano come lingua franca per l'insulto. Entrate in un qualsiasi bar della Pusteria, a Brixen o anche nella zona tedesca di Bolzano. Ordinate una birra, tendete le orecchie e aspettate. Entro cinque minuti vi accorgerete che TUTTE le parolacce sono italiane. "I wosh netta, puttana" oppure "Oin Bioar, Ziocane".

Voglio dire, ragazzi, volete mettere "Hure" (pronunciatela, Huuuuuure, sembra una carezza) con un più sano "Troia!"?

E voi, ovviamente: che c'azzeccano i Rammstein con tutta 'sta manfrina? E con il Joker?

To Be Continued... (1 di 5)

Domanda: cosa lega questo signore qui...



...a questo tizio




per arrivare al sottoscritto?

Questa sarà la serie più strana che abbiate mai letto. La cosa bella è che non finisce.

giovedì 10 dicembre 2009

Alice




Alice.

La musica del Male

Mad Dog, nell'epocale intervista, mi chiedeva se, ascoltando al contrario la voce di Satana (o la sua, differenza minima trattandosi di un demone) venissero fuori le canzoni di Gigi D'Alessio.

Domanda meno peregrina di quel che sembri.

Nel momento in cui sto digitando questo post, di fretta - Annunciaziò! Annunciziò! O miei amici di mail, abbiate pazienza se le mie latitano! -, ascolto "Blunt Force Castration" dei Cannibal Corpse.

Leggo sul giornale di oggi che a Brera Roberto Saviano riceverà una laurea honoris causa. Leggo anche che terrà un intervento intitolato "La musica pop della malavita". E questo, questo mi interessa moltissimo. Non so se ne abbia scritto da qualche parte (se sì, mandatemi il link, ve ne sarò eternamente grato), ma a me questo argomento solletica non poco. E non per la sindrome da Metallaro Incompreso (quella l'ho persa più o meno quando i brufoli hanno smesso di tormentarmi, parecchie diottre fa).

Mi solletica per le sue implicazioni. Oltre che per la mia inenarrabile curiosità (che uccise il gatto etc etc, lo so, chissenefrega).

Può una persona che si dedica allo spaccio di droga (omicidio per procura) amare la musica? Può capirne la profondità? E uno che sfrutta delle povere ragazze trattandole come bestie? E uno che scioglie i cadaveri nell'acido? Uno che discute di Beretta e AK-47 come io e voi potremmo scambiarci un "come va?". Poteva Hoss comprendere Wagner mentre mandava al massacro centinaia di migliaia di suoi simili? E - lasciamo perdere i nazisti - che genere di musica apprezza un camorrista? Cosa c'è nel suo iPod?

Saviano non è solo un Personaggio e un Martire. E' uno scrittore. NONOSTANTE tutto il resto. Uno scrittore dotato di una penna agile, apparentemente semplice. L'urgenza comunicativa delle sue frasi, della sua grammatica, sono il sintomo non di un uomo con i cecchini al culo (scusate la finezza) ma quella di uno scrittore di razza.

Ecco, oggi mi piacerebbe essere lì, a Brera, vorrei sapere come uno scrittore di razza vede, ma soprattutto racconta, questo baratro. La musica del Male.

mercoledì 9 dicembre 2009

Hillary

Post veloce e piuttosto incazzoso. Fate voi due più due.

martedì 8 dicembre 2009

Altai

Penso abbiate letto tutti Q. Q era un libro magnifico, potente. Uno sfondo storico accuratissimo su cui i Luther Blisset (oggi Wu Ming) avevano costruito un western che nemmeno Sergio Leone. Giuro: penso che se il buon Sergio fosse ancora vivo un pensierino ce lo farebbe. Uomini di ferro che si schiantano l'uno contro l'altro, assedi, eroi.

C'era tutto.

I Wu Ming hanno fatto il loro percorso, come si suol dire "sono andati avanti". Hanno scritto romanzi collettivi e romanzi solisti (su tutti, "New Thing" è quello che mi è piaciuto di più e di cui, più prima che poi, vi parlerò). I Wu Ming non scrivono da italiani, i Wu Ming non hanno alcun "complesso di inferiorità" nei confronti degli scrittori stranieri. E questo non può che rendermeli oltremodo simpatici.

Hanno solo un difetto.

Sono, alle volte, non sempre, ma spesso, terribilmente ideologizzati. Non fraintendetemi, tutti noi lo siamo. Questione di Magia Nera. E più pensiamo di esserne immuni, più ne siamo dentro fino al collo. Intendo dire che spesso, in certi loro libri (vedi "54" o "Asce di Guerra" - che aborro) l'ideologia sopravanza la narrazione.

Cosa che è male.

E' male perchè il pensiero è una cosa, la spada che fende l'aria un'altra. Piegare la narrazione all'ideologia significa non essere sicuri del proprio pensiero. La lama devia e il gesto perde di grazia.

Ma questo è un altro discorso...

"Altai" è l'ultima loro fatica. Un libro bellissimo, ve lo dico già subito. Come sempre il contesto storico è ricostruito nei minimi dettagli. Ci sono parole, motti e accadimenti che mi hanno riportato ai tempi dell'università. Ed è una bella storia. Non è il seguito di "Q". Non lo è. E' vero, alcuni personaggi tornano, ma sono altri personaggi. Non è un malinconico tornare sui propri passi, non è un "invecchiare" scrivendo. E' un proseguire la battaglia. E siccome il tempo, almeno nel loro caso, non è passato invano, le strategie migliorano, la spada si fa più affilata. Le storie migliorano. Non chiedetemi se "Altai" sia meglio o peggio di "Q", sono due cose diverse.

Leggetelo e poi sappiatemi dire.

Solo una cosa, da filologo, vorrei far notare al collettivo. Ragazzi, come disse Marco Paolini in un suo celebre monologo, se togliete le bestemmie ad una frase in veneto, cade tutta la grammatica...

lunedì 7 dicembre 2009

Domanda e risposta




F.M. Allora cos'è che rende tale un artista oggi?

F.B. Oh, un sacco di cose! Prima di tutto bisogna, io penso essere totalmente d'accordo con il proprio soggetto. Bisogna che il soggetto vi assorba completamente. Se non avete un soggetto che vi abita e vi corrode interiormente, finite per diventare dei decoratori. Potete attingere da tutti i libri, da tutto ciò che vi circonda, ma non basta. Anche se uno conosce tutta la storia dell'arte dall'Egitto ai giorni nostri. A volte, spesso, questo non basta. A me servono cose che mi tocchino in profondità. E neanche questo funziona sempre.